I volontari della Diaconia Valdese all'estero

Going into the future

Sono arrivata alla fine del mio 11esimo mese qua, mi manca solo un mese e poi ho finito.

Eh già… manca davvero solo un mese! E questo significa che tra poco dovrò fare scelte importanti derivanti il mio futuro che sono sono proprio leggere.

Sto sempre lavorando intensamente all’ostello e continua a piacermi (se solo potessero tenermi con un vero contratto!! Ma purtroppo non è possibile) ma ora sto iniziando a girarmi tra le burocrazie per trovare lavoro e restare qua.

Di norma non è mai facile, lo è ancora di più quando sei in un paese straniero e fresco di decisione di voler uscire dall’Europa (questa poi non ci voleva!! Non solo per il mondo del lavoro, ma anche per eventuali futuri volontari in questo paese, diventerà molto più complicato).

 

In tutto questo ho solo un mese di tempo per trovare lavoro e dove vivere; è difficile ed è un azzardo (qua il mercato del lavoro e affitto stanze è molto competitivo e a volte pericoloso), ma ci devo perlomeno provare, se non lo faccio ora non lo faccio più… ho tante agevolazioni al momento, ma dopo non le avrò più.

 

Insomma attualmente la mia vita si divide tra ricerca lavoro e lavoro nell’ostello, very easy!! (Sarcastico)

 

Questo purtroppo si tratta anche del periodo dei saluti dei vari volontari che tornano nelle rispettive nazioni, la mia collega tedesca ha finito a fine Giugno (che tristezza vederla andare via!) e Martedì se ne andranno pure le mie colleghe Ungheresi (altra botta, non voglio che se ne vadano!!); alla fine rimaniamo io e la Francese (lei finisce a Dicembre).

 

Si è decisamente un momento molto challenging! La cosa è stata alleggerita dalla visita di mia madre e i miei zii due settimane fa:)

 

 

Vi farò sapere che fine avrò fatto il mese prossimo! (Cioè se sono sempre qua o se sono stata costretta a tornare in Italia)

 

See you later

Valeria

<<Viaggiare è una brutalità. Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e a perdere di vista il comfort familiare della casa e degli amici. Ci si sente costantemente fuori equilibrio. Nulla è vostro, tranne le cose essenziali – l’aria, il sonno, i sogni, il mare, il cielo – tutte le cose tendono verso l’eterno o ciò che possiamo immaginare di esso.>>
(Cesare Pavese)

 

<<Viaggiare insegna lo spaesamento, a sentirsi sempre stranieri nella vita, anche a casa propria, ma essere stranieri fra stranieri è forse l’unico modo di essere veramente fratelli. Per questo la meta del viaggio sono gli uomini.>>
(Claudio Magris)

E anche questa seconda esperienza di volontariato in America Latina si è conclusa. Ormai è passato più di un mese dal mio ritorno in Italia, e devo ammettere che non mi sono ancora abituato alla vecchia vita.. mi manca l’Uruguay, ma mi mancano soprattutto i bambini con il quale ho lavorato. Con 50 bambini ero convinto che non mi sarei affezionato così tanto a loro e che avrei vissuto le loro situazioni in maniera distaccata. Tutto il contrario, li ho adorati tutti e 50, nessuno escluso! Ancora penso molto a loro, e in quei 9 mesi non sono riuscito affatto a rimanere distaccato dalle loro situazioni. Ogni volta che venivo a conoscenza della storia personale di qualcuno di loro, non dormivo per notti intere. Ma nonostante i loro problemi famigliari e le loro situazioni complicate, eravamo felici quando stavamo insieme. Sì, la Obra Ecumenica era come il loro angolo di paradiso, il loro momento di spensieratezza, lontano dai loro problemi famigliari e dalla loro situazione sociale. Non c’è stato giorno in cui non li ho visti con il sorriso stampato ogni volta trascorrevano il pomeriggio da noi! Bastava poco per renderli felici, bastava la semplicità della vita. È in quel momento che capisci che dietro alla loro vita complicata, c’è il vero senso della felicità, felicità che si riscontra in maniera semplice nelle piccole cose. Sì, è in quel momento che scopri L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA. Ma non quella brutta, quella bella, quella vera! Questa esperienza mi ha fatto capire quanto la società in cui viviamo ci renda quotidianamente insoddisfatti, quanto pensiamo di avere tutto, ma in realtà non abbiamo niente. Grazie a queste piccole pesti ho imparato quanto basta poco per essere felici, che le cose materiali portano ad una felicità fittizia, che il volersi bene tra le persone è il primo passo per vivere al meglio, tutto il resto è futile. Ho scoperto il senso di comunità, e quanto sia bello l’ALTRUISMO INCONDIZIONATO. Aiutare le persone senza nulla in cambio o senza un secondo fine, aiutare le persone in quanto essere umani come me. Il FIDARSI A PRIORI della gente, scartando diffidenze e prevenzioni. Spero che quello che ho appreso durante questi  9 mesi  me lo porterò con me durante tutta la mia vita! Spero anche che nel mio piccolo io sia riuscito a dare qualcosa di bello a questi meravigliosi bimbi, spero che non mi dimenticheranno mai, come io non dimenticherò mai loro, e mi porterò sempre nel cuore un po’ di BARRIO BORRO.

(pubblico anche un breve video di quello che ho vissuto in questi mesi con i bimbi, anche per mostrare i 50 sorrisi di cui parlavo! Buona visione: https://www.facebook.com/nochoniko/videos/vb.1411481945/10209896250548854/?type=3 )

Nicola Galassi

 

ClubDeNiños

Hola gente,

Oggi vi voglio rendere partecipe di una che mi fa tanto tanto contenta: ovvero, il progetto ormai iniziato mesi fa che sto portando avanti qua finalmente sta andando avanti.

Resumen: come avevo detto in un precedente post, ancora prima di iniziare il mio EVS avevo chiaro di voler indagare la relazione fra il popolo gitano e la política in Spagna, piú realísticamente in Catalogna.

La mia tutor mi ha sempre appoggiato e abbiamo presentato un progetto chiamato “Sam Roma, Sam Manusha” (Siamo gitani, siamo persone), che ha ricevuto finanziamenti dal Generalitat catalana (tipo la nostra Regione) e che abbiamo messo in marcia questo mese.

Il progetto consiste di due parti: un’indagine in forma di questionario a risposte chiuse diretto a giovani gitani fra i 16 e i 30 anni sulla loro visione della política, e una serie di incontri fra i giovani e politici/Consiglio degli anziani del popolo gitano, per discutere su cosa significa per loro política e quali sono le loro necessitá, o anche per cosi dire cosa farebbero loro per il popolo gitano se fossero politici.

Le interviste le abbiamo cominciate, e come in un deja vu delle mille tesi e tesine scritte durante 5 anni di universitá sono a mettere dati su Excel, in píu lunedi scorso c’è stato il primo incontro fra i giovani e i politici dell’intergruppo parlamentare del pueblo gitano (equivalente delle nostre commissioni parlamentari, questa è dedicata ai rapporti con il popolo gitano).

Avevo molti timori su come sarebbe andato il dibattito, mi aspettavo un eccessivo protagonismo da parte dei politici di professione e pochi e timidi interventi da parte dei giovani.

Sono stata felicissima di vedermi contraddetta: il dibattito,durato quasi due ore, è stato interesante e coinvolgente, i giovani erano super-attivi, non si sono fatti intimorire da cravatte e formalismi, facendo sentire la loro voce forte e chiara, formulando proposte concrete, come il riconoscimento ufficiale del popolo gitano come minoría etnica,  l’inserimento della storia del popolo gitano nei libri di testo, leggi specifiche contro i reati di roma-fobia e antiziganismo soprattutto nei mezzi di comunicazione.

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I politici si sono dimostrati aperti e disposti ad ascoltare, nonché a ripetere incontri come questo! Da buona politologa non posso non vedere i secondi fini dietro tutta questa disponibilitá, ma comunque considero tale disponibilitá e apertura un risultato importante:anni di politiche top-down(dirette dall’alto) non hanno risolto la maggior parte delle problematiche che affetta il popolo gitano, ed è chiaro che si necessitá un maggior coinvolgimento dei diretti interessati di queste politiche nel disegno e implementazione delle stesse.

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In conclusione, spero che il mio EVS qui stia davvero lasciando un segno, seppur lieve, per migliorare la situazione dei gitani in Spagna.

Tres meses aún

Ormai mancano tre mesi e il mio EVS in FAGIC, federazione delle associazioni gitane della Catalogna sta per concludersi.

Volevo dunque farvi un punto.

Quando ho scelto di essere volontaria in una NGO che lavora con i gitani, alias roma/rom, sapevo davvero poco a riguardo la condizione della popolazione romaní in Europa, ancora meno sulla cultura e la storia gitana. Questo EVS è stato davvero davvero davvero tanto istrutivo, non solo perchè ho visto e appreso quale è la condizione qui in Catalogna, dove nel complesso la situazione non è grave come in altri paesi europei, ma ho scoperto tante cose rispetto ai romaní italiani.

La discriminazione che questo collettivo soffre è grave perchè in un modo o nell’altro, è una discriminazione accettata. Le reti e le ong che si occupano della difesa dei diritti della popolazione rom combattano quasi nel silenzio generale, io stessa ignoravo l’esistenza di metá delle associazioni italiane con cui ho avuto contatti trasversali questi ultimi 8 mesi.

Non solo, ma la situazione nell’est europa da i brividi: di recente siamo stati in un seminario in Slovacchia, dove nel 2013 è diventato presidente di una regione un tizio chiamato Marian Kotloba, neo-nazi piú o meno apertamente dichiarato che fa della lotta agli ebrei-massoni e ai rom-parassiti uno dei cardini della sua legislatura. Non troppo diversa la situazione in Ungheria, d’altro canto in Italia persiste la vergogna dei campi e della leggenda che i rom vogliono vivere come nomadi, per non parlare che la popolazione romaní emigrata dalla ex Yugoslavia vent’anni fa nel nostro paese versa nell’inesistenza giuridica, poichè non gli viene riconosciuto lo status di apolidi, né tanto meno si vuole assegnare loro la cittadinanza italiana.

Qui in Catalogna, e in Spagna in generale, la condizione dei “gitani” è decisamente migliore rispetto ai casi precedenti, ma la discriminazione c’è e non va nemmeno troppo per il sottile: ad esempio il dizionario della Real Academia Spagnola definisce “gitano” come “trapacero”, ovvero truffatore.

In ogni caso, almeno sulla carta i gitani godono di pari diritti, c’è una rete estesa e forte  di associazionismo gitano che fa lobby perchè la propria cultura e storia sia riconosciuta. La presenza dei gitani in politica è minoritaria ma c’è, inoltre esiste un organo rappresentativo apposito dove sono rappresentate tutte le associazioni gitane maggiori. Insomma, tutt’altra storia rispetto a paesi in cui i bambini rom sono costretti ad andare a scuole per bambini con disturbi dell’apprendimento perchè ritenuti geneticamente corrotti e inferiori (true story-Slovacchia).

Come “politologa”, la questione gitani e participazione politica mi interessa e affascina molto, motivo per cui con un altro volontario, abbiamo girato un breve documentario che spero di poter mettere presto online. Inoltre a breve condurró un’indagine sulla partecipazione politica dei giovani gitani, che finalizzerá con la pubblicazione di un “Libro bianco della gioventú´gitana”, che spero porterá alla luce spunti interessanti.

In conclusione, consiglio vivamente di consultare le offerte disponibile di EVS in NGO romaní, nell’ignoranza e silenzio generale, essere volontari in questo campo puó davvero aiutare a fare la differenza.

Per info in generali su cosa faccio io e cosa possono fare futuri volontari qui in FAGIC, sulla pagina Facebook (FAGiC Fed.Assoc.Gitanes Catalunya) potrete trovare una simpatica guida in Spagnolo (il pdf in inglese presto online too).

 

 

 

 

Sorridendo

“Se sei nato più fortunato degli altri, è meglio costruire un tavolo più lungo che una recinzione più alta”.

Febbraio.
Decido di partecipare ad una conferenza tenuta da Amnesty International nella biblioteca di Karvinà. E’ stata invitata Katja, una volontaria slovena che sta facendo un progetto SVE  a Brno. L’estate scorsa ha fatto la volontaria in Slovenia sul confine ungherese coi rifugiati. Ha raccontato la sua esperienza con foto, dati e racconti personali.  Eravamo una decina ad ascoltare, compresi i quattro giovanissimi di Amnesty.
Dopo la presentazione, al momento delle domande, una coppia di anziani decide di intervenire: “Siete i traditori del Paese, ma fortunatamente siete in pochi. Come potete non capire che queste persone vogliono soltanto islamizzare l’Occidente? Dobbiamo chiudere le frontiere.”
[..] Chiuso il dibattito shockante, chiusa la biblioteca, ci dirigiamo con Katja nel bar più vicino per una birra e due chiacchiere per tentare di sdrammatizzare. C’è anche Radek, un ragazzo che interessato all’argomento è venuto da una città vicina. Mi racconta che in Repubblica Ceca esiste un sito chiamato “white media”. “Ci sono dentro pure io, sai?” sogghigna. “Sono nella categoria dei marxisti”. Insomma incredula scopro che se sei attivista per i diritti di chiunque e dunque antirazzista, antisessista, lgbt, noborders, ma anche semplicemente appartenente a Amnesty International o arabista, antropologo, filosofo, ricercatore, libero scrittore etc, probabilmente sei nella lista di questo sito (legale) in cui degli psicopatici xenofobi e di estrema destra pubblicano la tua foto, la tua email e il tuo numero di telefono.

Aprile.
E’ sera tardi. Sono seduta in un pub  ad una tavolata composta da cechi e spagnoli, stiamo festeggiando il compleanno di una volontaria. Abbiamo già bevuto innumerevoli coca e rum al modico prezzo di 1,50 euro. Ci conoscono al pub, siamo folkloristici: “il gruppo di volontari mediterranei che parlano forte, cantano in lingue strane e amano attaccare bottone con le persone più bizzarre”.
Si avvicina un biondo dall’aria “ciao, sono un figone”, saluta una volontaria e chiede se può unirsi. “Prego, mi tavolo es tu tavolo!”. Dopo qualche frase di convenienza e le presentazioni mi chiede di cosa mi occupo in Repubblica Ceca. Gli rispondo recitando con tono grave e facendo le virgolette con le dita che lavoro con “bambini e giovani socialmente esclusi”, sorridendo. Il giovanotto si fa una bella risata ed esclama un “insomma zingari?”. “Eh già” sorrido pensando ai miei bimbi che il giorno prima mi avevano cantato in coro una canzoncina in romanes come se fossero ad uno show televisivo.
“Beh” continua lui “meglio gli zingari che i musulmani, no?”.

Fine aprile.
Qualche giorno fa vedo che il giornale online di Karvinà pubblica su facebook un programma di eventi musicali che si terranno a giugno. Decido di commentare col mio ceco precario, chiedendo quando si svolgerà il famoso Festival Rom a Karvinà. Un gentile guerriero da tastiera mi risponde, dandomi del lei, di andarmene in Karvinà 6 (dove lavoro coi bimbi per strada), e di godermi il festival ogni sera. Humor ceco?

 

Il primo maggio ho compiuto il mesiversario del mio arrivo a Karvinà, ben otto!
Le strade sono tappezzate di alberi in fiore, i parchi sono di un verde luminoso, i corvi sono spariti per lasciare spazio a ogni tipo di uccellino canterino. Non si può ancora parlare di caldo vero e proprio, ma finalmente anche la natura festeggia la fine dell’inverno.
Si sentono voci di bambini che giocano fino alle otto/nove di sera, risate in lontananza e si vedono anziani che passeggiano coi cani. Sembrano piccoli dettagli, ma bisogna considerare che fino a qualche mese fa era notte fonda alle 4 di pomeriggio, e che alle sette di sera sembrava fosse mezzanotte.
Insomma, anche questo angolo di Europa si sta risvegliando. Così come i quartieri in cui lavoro per strada. I bimbi creano coroncine con i denti di leone, disegniamo fiori coi gessi per strada, giochiamo al sole per scaldarci.
Gli animi, in generale, sono più caldi.
Passeggio per strada e mi sento chiamare. E’ L, un utente del Klub, che col suo sorriso sdentato vuole solo farmi un saluto e chiedermi dove vado. Mi fermo alla fermata del bus e sbuca P., mi dice che lavorato di notte e che ora vuole andare a farsi un pisolino. “Meglio lavorare che fare cazzate, vero Fede?”. E poi V, che mi sfreccia davanti in bici ridendo e urlando un “Valigiaaa! Torna in Italia!”. Gli mostro il dito indice con una smorfia (non si può fare dito medio a un utente, giusto?), lui si volta, ride e quasi cadi dalla bici. E’ il nostro modo di scherzare. Anche i colleghi ridono per il mio modo di interagire con gli utenti, a volte auto-ironizzo chiedendo loro “secondo voi sono più volontaria..o più utente?”. Senza considerare il mio imbarazzante accento mentre provo a fare la figa parlando in ceco.
Amo l’energia che sprigionano queste persone e amo la vitalità che si respira nelle cosiddette “zone più problematiche della città”. Ci sono famiglie sedute sulle panchine al sole mentre noi saltiamo la corda coi bimbi. E bambini, bambini ovunque. Un detto in romanes recita “no bambini, no fortuna”. Giocano, corrono, urlano e si sporcano.  Alcuni con le ciabatte, altri sguazzando nella giacca del fratello più grande, altri ancora senza la giacca. Ma sorridono, sorridono tantissimo.
E quindi mi viene da pensare.
Mentre in Europa si sta consumando una crisi umanitaria IMMENSA, le persone si commuovono per un post su facebook di un cagnolino a tre zampe che cerca casa.
Nella mia città, a Torino, quattordici studenti sono stati sottoposti agli arresti domiciliari perché hanno voluto esprimere il loro dissenso partecipando a manifestazioni antirazziste.
Non che io non provi tenerezza nel vedere cagnolini abbandonati, ma diciamo che il cuore ad oggi mi si stringe di più nel vedere un bimbo che, per sua sfortuna, non è nato dalla parte “giusta” del mondo, o magari sì, ma con la pelle di tonalità un po’ più scura. O un bimbo che ha dovuto attraversare mezza Europa e che in questo momento mentre io scrivo al pc e sorseggio il mio caffè, sta sonnecchiando nel fango mentre casa sua è stata distrutta da una bomba “made in occident”.

Non voglio essere melodrammatica, ma i miei otto mesi qui mi hanno fatto pensare molto. Vedo piccoli gesti e sento battutine razziste ogni giorno. Leggo le news e di giorno in giorno le barriere in Europa di alzano, mentre la guerra continua. In Italia chi si oppone a queste politiche viene represso, vedendosi negata la libertà a vent’anni. E qui, mentre fino a qualche mese i “nemici” erano i rom, ora sono i tanto sconosciuti musulmani.
A volte la frustrazione e il senso di impotenza mi prendono per la gola. Poi però ragiono, nel mio piccolo sto facendo qualcosa qui. So che questi ragazzi e questi bimbi si ricorderanno di me. Magari i miei discorsi, i miei sorrisi e i miei consigli torneranno loro utili in un futuro, come la loro vitalità e gioia di vivere sta insegnando tanto a me.

Intanto, io provo a rispondere in maniera pacifica alle situazioni sopracitate, cercando di mantenere la calma e spiegando loro che non è con l’odio e la paura che si andrà a risolvere questa situazione di crisi, non facendosi la guerra tra poveri, ma proprio cercando di cambiare punto di vista, mettendo in pratica un cambiamento costruttivo, partendo proprio dai più piccoli. (La voglia di prendere tutti a schiaffi è tanta, sia chiaro, ma provo a essere zen:) ).
C’è chi mi ha dato ragione (il biondo del pub penso sia tornato a casa coi capelli dritti, sentendosi una persona decisamente meno figa), c’è chi non vuole proprio cambiare idea (la coppia di anziani all’incontro sui rifugiati), c’è chi lavora ogni giorno per cambiare le cose (i miei meravigliosi colleghi) e c’è chi nonostante tutto continua a sorridere (i bellissimi bimbi con cui lavoro).
Forse, sotto sotto, un po’ di speranza rimane. E bisogna puntare su quella, così magari un giorno riusciremo davvero a costruire un tavolo più lungo, anziché una barriera più alta.
Sorridendo.:)

Fede
Karvinà 3.05.2016

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Cambiamenti inaspettati

Sono ormai quasi 8 mesi che sono qua, da Gennaio poi il tempo è volato; sarà che la mia salute è finalmente migliorata, sarà che forse il mio corpo si sta adattando alla vita British, non lo so!

Dopo 6 mesi di faticoso ma costruttivo lavoro al Day Centre, la manager di uno dei nostri due ostelli mi ha proposto di fare una prova di un mese alla reception del suo ostello (quello in cui vivono donne con bisogno di supporto medio-basso, quelle che sono pronte per tornare presto indipendenti ed avere un alloggio permanente); ho accettato con entusiasmo e curiosità (mentre la mia collega EVS che lavorava lì ha preso il mio posto al Day Centre).

A detta della mia supervisor e della manager doveva essere solo di un mese per farci scoprire altri lati del progetto; in realtà poi la manager mi ha confessato che dopo avermi conosciuta, mi vedeva meglio nel suo team e la mia collega nel Day Centre, ed è per questo che ha proposto questo scambio.

Entrambe ne abbiamo giovato tantissimo, io ho scoperto che il lavoro alla reception dell’ostello fa molto più per me (inaspettatamente, perchè si tratta di tutta reception ed amministrazione, entrambe due cose che mai avrei creduto facessero per me) e la mia collega lo stesso al Day Centre… Bingo! Lo scambio è stato quindi definitivo.

 

La mia salute è decisamente migliorata da quando sono all’ostello, ho un ritmo di lavoro più regolare, posso essere libera di chiaccherare con le residenti (al Day Centre per motivi di policy e protezione non potevo), la mia nuova supervisor (nonchè manager dell’ostello) ha davvero tantissima fiducia nei miei confronti e questo mi ha alleggerito tantissimo, oltre a rendermi più soddisfatta del lavoro che svolgo.

Ora sento davvero di fare qualcosa per la comunità! Al Day Centre non avevo davvero questa sensazione, facevo il meglio che potevo perchè sono una ligia al dovere, ma ero oppressa da tante situazioni e problemi continui di salute.

 

Oltre al lavoro di reception ed amministrazione, svolgo anche lavoro di accoglienza per meeting e training, perchè nell’ostello ci stanno tre stanze che affittiamo a società o Charities esterne (il ricavato dell’affitto va a finanziare le attività del progetto, si chiama Social Enterprise) e ovviamente essendo in reception li devo accogliere e sistemarli nella stanza… è una cosa che mi piace tantissimo! Ho avuto modo di conoscere tante realtà dei miei dintorni, conoscere tanti manager e/o trainer di società o altro, ed è per me una cosa fantastica!! Alla faccia di chi dice che sono timida e/o schiva e/o troppo riservata😉

 

Avrei tantissime altre cose da raccontare come al solito, questo nuovo ruolo che ho è parecchio multitasking, ma ne parlerò magari un’altra volta in un altro post.

 

Riassumendo in tutto sono ancora più felice di quando ho iniziato!! Un cambiamento in positivo inaspettato.

 

 

Bacione a tutti,

Valeria

Scelgo di scattare una fotografia.
Ti voglio ricordare cosí, alle luci ofuscate dell’alba, quando il traffico non ha ancora congestionato le vene delle tue cittá. Le strade. Quale magico incontro di colori, attivitá, vite. Tutto avviene qui.

Ti voglio ricordare cosí, come le pulsazioni di queste vie indomabili e inarrestabili dove, nonostante un apparente caos, tutto è regolato da precise norme tramandate da generazioni o imparate sulla propria pelle. Niente avviene a caso.

Voglio ricordarti cosí, mentre questo risciò ci taglia la strada e dopo un’inchiodata miracolosa ripartiamo, come se nulla fosse. Nessuna imprecazione, nessun batticuore, solo un sorriso e l’autista del risciò che fingendo indifferenza prosegue senza voltarsi. Nulla è successo.

Voglio ricordarti mentre quell’uomo dall’indefinibile etá, con grande dedizione prepara la sua bancarella. Anche oggi come ogni mattina è un nuovo inizio. Tutto occupa ordinatamente il proprio posto: pentolame, fornelli, uova, pane, tè, latte, zucchero, acqua e spezie.

Voglio ricordarti mentre questi bambini in uniforme camminano ai polverosi bordi della strada. Pochi sorrisi, molta determinazione. A scuola per studiare, non per socializzare. Questo è ciò che dicono le loro camice perfettamente stirate e le trecce delle bambine raccolte e infiocchettate con cura. Ma cosa dicono i vostri cuori? E cosa c’è nelle vostre menti? Lo sguardo è assente, distratto da un presente da dimenticare in fretta e un mondo pieno di sogni per il futuro.

Ti voglio ricordare nei colori delle tue donne in saree, tonalitá sfacciatamente accese che esprimono la gioia che loro non hanno conosciuto mai. Sfumature che invano tentano di mascherare volti segnati dalla stanchezza e dalla sofferenza.

Ti voglio ricordare cosí, in questa avvolgente danza di emozioni, contrasti e fermento. Ne sono impregnata, mi è entrata fin nelle ossa. Un ritmo lento, cadenzale, incessante. Un ritmo che sfinisce, che lascia senza fiato nell’azione bruciante della sua staticitá. Un ritmo che fa muovere tutto cosí velocemente, ma perfettamente architettato perchè nulla cambi davvero. Tutto ritornerá esattamente allo stato iniziale a fine giornata. Proprio come l’uomo della bancarella che pazientemente riordinerá il suo carretto e attenderá un nuovo inizio: domani. Ogni cosa deve restare cosí. Per il bene di tutti. Ma tutti chi? Certo, li avete convinti bene. Recisi dai sogni, dalle ambizioni, dal coraggio, dall’amore, dalla libertá. Tutto è perfetto. Per voi. Giá.

Voglio ricordarti cosí per questa danza che mi chiama in strada a ballare con voi, a questo ritmo che mi scorre nelle vene ormai, e che inesauribilmente riempie i miei occhi e tutti i miei sensi. Come farò a viverne senza?

Voglio ricordarti esattamente cosí e dimenticare almeno per un istante tutte le violenze, repressioni, soprusi, ingiustizie, inequitá e corruzione a cui ho assistito inerme.

Rebecca,
India

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