I volontari della Diaconia Valdese all'estero

Ciao a tutti!

Sono Laura e sto svolgendo il mio servizio di volontariato in un paesino del Belgio, nei pressi di Liegi.

Gli ultimi mesi sono stati frenetici e fantastici, ho l’impressione di aver vissuto una quantità infinita di esperienze e ciò che provo ripensandoci é libertà e soddisfazione.

Lavoro in una casa che ospita bambini, i cui genitori, per motivi sociali vari, hanno perso la loro tutela.

Non é sempre facile perché a volte mi sento messa di fronte a cose molto più grandi di me, ma fa bene perche sto imparando a misurarmi con me stessa e con il mondo, credo di star crescendo molto.

Con i bambini faccio molte attività e uscite, ora che é primavera iniziamo anche a godere di un po’di sole, questo mi mancava così tanto!

Inoltre noto come il buon tempo e la natura possano influenzare positivamente l’umore dei bambini, é incredibile!

Contemporaneamente sto seguendo il solito corso di lingua francese, utilissimo perché a parlarla non trovo grandi difficoltà, ma la grammatica…

Fortunatamente che ci sono i bimbi qui, che con la loro voglia di insegnare non si arrendono mai e non si stancano di spiegarmi delle cose, che per loro sono le più ovvie.

Ho viaggiato molto, con il mio progetto siamo andati a Tounai e nelle Fiandre, con i miei amici  spesso a Bruxelles, una volta a Berlino, a Maastricht e abbiamo fatto numerisi giri nei paesini, qui nei dintorni.

Amici e parenti sono venuti a trovarmi, sono tutti rimasti sorpresi per l’incredibile ospitalità delle persone, per la loro curiosità su Roma e sull’Italia che li porta a porre tantissime domande.

Sono felice perché una volta tornati, mi scrivono tutti che hanno tanta voglia di ritornare, significa che non sono l’unica a sentire la magia di questo posto!

Ci sono tanti motivi per cui consiglierei di fare un saltino qui in Belgio:

Per la birra, che é davvero varia e speciale, il mio obbiettivo é quello di assaggiarne tutti i tipi, ma ne sono ancora lontana, sono troppi!

Per le frittes, le patatine belle saporite e unte che possono trasformarsi in una vera droga, per cui bisogna stare attenti, ma mangiate al posto e al momento giusto possono veramente renderti felice!

Per i viaggi, i quali più sono e meglio é!

Per altre infinite ragioni che non vi dirò, perché la sorpresa di trovarle, una volta qui, é la migliore e perché siete voi che dovete farlo!

Vi aspetto, a bientôt et bisous da la Belgique!

Laura

Todo riquisimo

El vulundariado de Alessia en Chinandega, Nicaragua.

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Come cantava Manu Chao, il 16 Gennaio sono approdata alle “11 de la noche en Managua, Nicaragua” (ringrazio della citazione l’amica Pedrini), e pochi giorni fa ho festeggiato il mio primo mese in terra straniera.

Straniera qui vuol dire che nonostante i miei capelli neri pece, occhi mogano e la pelle diventata caffè poco dopo essere scesa dall’aereo, caratteristiche che in passato mi avevano permesso di passare per Egiziana in Egitto, Spagnola in Spagna e Turca in Svezia, ora mi sento dire “Alemana? Gringa!” (Tedesca? Statunitense!). Se inizialmente passavo dallo sconcerto all’impettito, sicura dell’implicita presa in giro, ora che ho compreso la sincerità di queste affermazioni, arrossisco mentre il mio ego cresce a dismisura pensandomi paragonata a una conterranea di Heidi Klum o di Cindy Crowford- mi rendo conto che i miei punti di riferimento sono piuttosto datati, ma mi avvicino inesorabilmente al mio 30esimo compleanno e il mio bacino di icone pop rimangono gli anni 90.

Mi aggiro per Chinandega con fare sicuro, scavalco agilmente i mucchietti di spazzatura accumulata a macchia di leopardo per le vie, zampetto tra i tricycle senza farmi prendere sotto, scendo dal marciapiede prima che si trasformi in un misto di sabbia e polvere optando per la carretera percorsa dalle auto: tra una giravolta, un salto e un pasito adelante, io e la città abbiamo imparato a danzare.

Ora che seguo questi passi come d’istinto, i colori balzano fuori dalle facciate delle case, turchese-giallo-arancione-verde-blu-viola-rosa-rosso e ancora da capo, amplificati dall’eco che gli dona il sole estivo di Marzo.

Ritrovo lo stesso fiume di tinte nel mercato del centro città, dove meloni, ananas, cocomeri, manghi, avocadi, mandarini, limoni, limomandarini, banane, arance, limette, papaia, platani e mucho mas ricoprono i banchi stracolmi dei venditori che sembrano intonare una canzone continua nel chiedere “Qué quiere, amor? De qué necesita, mi querida” (Cosa cerchi, amore? Di cos’hai bisogno, mia cara?).

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Nonostante la frutta sia la prima cosa che viene in mente quando si pensa a un clima tropicale, qui c’è molto di più, un vero e proprio culto per il cibo…da italiana, anzi, da emiliana, mi sono sentita subito a casa.

Al mercato si vende e acquista formaggio fresco e affumicato, carne di pollo, pesce, riso, fagioli rossi; per le calle si trovano banchetti che spadellano tortillias fin dalle 7 del mattino, pulperie, corrispettivo delle nostre ormai desuete drogherie e le fritangas, osterie dove si possono assaggiare le ottime specialità nicaraguensi a prezzi veramente bassi; durante le conversazioni tra colleghi e conoscenti si parla di desayuno, almuerzo y cena (colazione, pranzo e cena), di ricette, delle migliori panederias, di cosa si cucinerà; i bambini si accalcano attorno alle bancarelle per avere caramelle di latte, granite, frutta a spicchi; si cammina mangiando, si mangia viaggiando.

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Italiani, abbiamo dei fratelli nel continente americano: si chiamano nicaraguensi!

Adelante juntos

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Dopo 3 mesi le strade diventano famigliari, quello che sembrava caos diventa normale, la lingua non è più quell’ostacolo del primo giorno e ci si inizia ad affezionare un pò a tutto.

Chinandega si trova nel nord-ovest del Nicaragua, a 20 km dall’Oceano Pacifico, a 40 minuti di minibus da Lèon. Ha più o meno 130.000 abitanti, un clima caldo e umido, una bella vista sul San Cristóbal (il vulcano più alto del Paese – 1745 m), un settore commerciale particolarmente sviluppato e ha anche la squadra di football vincitrice del campionato nazionale (motivo di orgoglio per i chinadegani).

La città è organizzata in cuadre, cioè in quandrati e per raggiungere un posto a volte sembra di giocare a battaglia navale (per andare lì all’incrocio si fa una cuadra arriba y una al norte; per andare lá una cuadra arriba y dos al sur e così via). Volendo ci si può spostare sempre a piedi, però a volte è bello saltare sulla ruta che sfreccia veloce dal terminal al mercadito e che costa solo 5 Cordoba. Quando non si sta troppo appiccicati si trova sempre qualcuno con cui chiacchierare. Comunque, la casa è vicina all’associazione e in 10 minuti ci si può arrivare camminando.

Le attività che stiamo svolgendo e sviluppando qui si potrebbero dividere in 4 gruppi. Ovvero:

– in Planta a La Tejana (lavoro e formazione con le donne della comunità, sviluppo ruta turistica con visite alla planta di turismo responsabile, apertura Kiosko Chinantlan);

– nel rancho di Villanueva (produzione locale di formaggio e prodotti caseari, sviluppo pacchetto di turismo responsabile);

– in Chinantlan (progettazione, comunicazione e lezioni di inglese il lunedì e il giovedì);

– nella Cooperativa di Ahorro y Credito (microcredito, sviluppo di 10 attività di giovani donne).

Sono tutte iniziative interessanti, ma forse quella che adesso mi sta più a cuore è l’attività con le ragazze della Planta. Quando parliamo di Planta dobbiamo immaginarci di stare a La Tejana, una comunità abbastanza povera che si trova a 3 km da Chinandega e si raggiunge (di solito) in moto percorrendo una strada sterrata.

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Qui lavorano alcune donne della comunità e si fanno diversi prodotti come il vino di frutta tropicale, i succhi e le marmellate. Vengono eseguiti tutti i passaggi della catena: entra dalla porta la frutta ed esce il prodotto finito, pronto per essere distribuito. L’idea alla base della Cooperativa Agroindustrial Chinantlan (così si chiama in realtà la planta) è il desarollo. Cioè lo sviluppo. Questo, può avvenire su diversi livelli, dallo sviluppo di una piccola industria autonoma rispetto alle grandi multinazionali, alla creazione di reti con i produttori locali, al lavoro che genera impiego per le donne della comunità. E va anche oltre, nell’educazione e formazione individuale ad esempio, con delle borse di studio che aiutano le lavoratrici a terminare gli studi o ad andare avanti con l’università.

La maggior parte delle ragazze che lavorano qui ha un passato difficile. È per questo motivo che abbiamo iniziato tutti i martedì mattina a fare degli incontri molto informali sulla violenza di genere. Si parla di violenza a livello teorico, si raccontano storie di violenza, si riflette e si descrivono i posti dove si può chiedere aiuto all’occorrenza. Con il tempo siamo passate a parlare di autostima e a fare attivitá e giochi più interattivi. Uno dei giochi che abbiamo fatto ad esempio è chiamato “il circolo”. In cerchio ci si passa dei fogli, ognuno con il nome di una delle ragazze nel circolo. Si scrive una ad una le qualità positive delle colleghe e finisce quando si entra in possesso del proprio foglio. La persona così scrive a sua volta delle qualità positive di sè stessa. Da questo cerchio sul prato della planta, piano piano sono uscite storie personali e le ragazze hanno iniziato sempre di più a parlare e a dire la loro. La confidenza tra noi è anche aumentata col fatto che i martedì pomeriggio imbottigliamo, etichettiamo e lavoriamo sempre insieme.

Quando a gennaio è arrivata la possibilità di fare la prima visita turistica alla Planta con 23 tedeschi interessati ad incontrare i produttori di Flor de Jamaica, con Maribel abbiamo lavorato alla logistica dell’evento. Abbiamo poi fatto a mano le borse per i regali, i depliant, pitturato le tavole e costruito i gazebi. Il giorno prima in realtá abbiamo lavorato come matti per terminare i preparativi, ma poi è andato tutto bene e i turisti sono rimasti molto colpiti, per la gioia di tutti.

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Ora, con le ragazze della Tejana, stiamo lavorando al Kiosko Chinantlan, un negozio all’entrata della planta dove possono vendere prodotti locali, raspados e quesillo. L’idea è che questa attività permetta loro di guadagnare anche quando in planta c’è meno lavoro e che piano piano sviluppino questa piccola impresa sempre più in autonomia.

Ieri Maribel ci ha consegnato un pacchetto da parte del gruppo di tedeschi. Ci hanno spedito delle foto e ci dicono che vogliono appoggiare dei progetti di sviluppo alla Tejana. Questa è un bellissima notizia e quindi vamos adelante juntos.

 

 

Mi chiamo Eleonora, ho iniziato il mio SVE da un mese e tra seminari e nuova realtà è stato un mese intenso e faticoso.

Non ho mai viaggiato molto, se non per le consuete vacanze estive, e questo probabilmente ha condizionato il mio modo di percepire i primi giorni e soprattutto ha influito sulle mie aspettative.

Ho desiderato tanto fare questa esperienza… ma quando, dopo mesi di incertezza, mi hanno detto “Ok parti” … organizzare tutto in 2 settimane, quelle delle vacanze di natale, è stato il delirio!

I primi giorni sono stati difficili… capire e farmi capire sono state le cose più faticose, iniziare ad organizzarsi una vita qui anche.

Qui è Chatillon, una banlieue a sud di img_20170129_010011_772Parigi dove divido la casa con altri volontari (la convivenza non è del tutto facile).

Chatillon è molto carina e in fondo non è tanto diversa dal comune italiano in cui abito … a parte per i mezzi pubblici, su quelli proprio non c’è paragone.

Il mio progetto SVE mi ha portato a lavorare in una casa di riposo e il mio compito consiste principalmente nel fare
assistenza e compagnia alle persone anziane… il lavoro mi piace, il personale che lavora qui è sempre molto gentile e disponibile e lo sono anche i residenti. Ma di questo parleremo meglio nei prossimi mesi, quando sarò entrata nel vivo del mio SVE :-D.

Questo primo mese è stato per me un mese di ambientazione. All’inizio il trasferimento sembrava un po’ surreale … c’ ho messo un po’ a realizzare che questa sarebbe stata la mia vita di qui ai prossimi messi … e lì mi è partito tutto un mix di emozioni e sensazioni, non sempre positive … a partire dalla nostalgia, che ero sicura avrei provato, ma di certo non così presto … allo sgomento che ti prende alla quinta volta che qualcuno ti ripete la stessa cosa e tu non capisci cosa dice ….

Ma al seminario me l’hanno detto che lo SVE, a livello emotivo e psicologico è un po’ come le montagne russe, quindi suppongo che tutto questo sia normale 😀

I primi giorni le persone mi chiedevano spesso se andava tutto bene, se ero stanca o se era difficile … rispondevo che la cosa più faticosa era stare concentrata tutto il giorno per capire cosa le persone dicessero… e allora tutti, ma proprio tutti mi dicevano “ça va venir”, che se non mi sbaglio vuol dire verrà con il tempo o qualcosa del genere … ed effettivamente è vero, pian
o piano diventa tutto meno faticoso! …già oggi che scrivo lo è un po’ meno di quei famosi primi giorni … e allora vorrei concludere questo primo articolo proprio con questa frase… che probabilmente mi farà a lungo compagnia “ça va venir”.

Alla prossima,

Eleonora

Y li a la neige!

Bonjour tout le monde!

Sono Laura e sto vivendo la mia esperienza di volontariato in una casa famiglia in Belgio, in un paesino vicino a Liegi, e mi trovo in questo sorprendente paese da Settembre.

Perché sorprendente? Perché il Belgio non finisce mai di meravigliare, piccolo e in mezzo a dei giganti com’è, ha tantissime specialità e tradizioni che viene vogli non solo di conoscerle, ma di sperimentare tutte!

Il periodo natalizio, ed esempio, é stato colmo di feste e bei avvenimenti; per cominciare, assieme ai bambini con cui abito e di cui mi occupo ho festeggiato S.Nicolas. È una festa che prevede il Natale e che cade il 6 dicembre, per tradizione vi é S.Nicolas, un cugino di Babbo Natale potremmo dire, che porta dolcetti tutte le notti che precedono la festività ai bambini buoni e la sera della vigilia li viene a trovare, parla con loro davanti a una bella cioccolata calda e dandogli consigli sull’anno a venire gli dona dei regali. A casa l’abbiamo festeggiato molto e devo ammettere che é stato anche piacevole perché i bambini in quei giorni di sono comportati particolarmente bene! 😀

Abbiamo svolto molte attività, come cucinare biscotti natalizi e andare ai mercatini di Natale, é stato veramente magico rendersi conto di quanto questi piccoli abbiano bisogno di festeggiare, gioire e ridire, come tutti!

Per Natale sono tornata a casa mia, a Roma, é stato piacevole rivedere i miei cari e cercare di soddisfare la curiosità di tutti su ciò che sto facendo qui.

Una volta tornata, una grande sorpresa mi ha accolta, c’era un sacco di neve!

Per ciò non é stato troppo difficile tornare, tra un pupazzo di neve, una battaglia di palle di neve e gare di slittino!

Mi sono sentita ben’accolta e a casa.

Da quando l’anno é ricominciato ho più responsabilità, devo spesso accompagnare i bambini ai loro appuntamenti e rimanere da sola con loro, tutto ciò é faticoso ma mi piace perché significa che i colleghi, gli educatori con cui lavoro, hanno sempre più confidenza in me.

Per quanto riguarda il mio tempo libero sto incontrando molte persone e facendomi nuovo amici,  italiani molti,  perché qui ne é pieno, ma anche belgi! Per cui sto affinando sempre più il mio francese, che sta procedendo a piccoli passetti costanti.

Il Belgio é fantastico perché viaggiare é comodo ed economico, per cui ho visitato molte città come Bruge, Bruxelles, Amsterdam e presto andrò anche a Berlino!

Sono contenta, perché quello che sto facendo mi piace, e grata perché mi sta dando tanto!

A bientôt 🙂

Un saluto da Budapest!

Ciao a tutti! Sono Livia, e scrivo dall’elegante capitale ungherese! Sono arrivata il 6 dicembre, solo due settimane dopo essermi laureata in giurisprudenza. Ho scoperto che mi sarei trasferita in Ungheria pochi giorni prima di laurearmi e di conseguenza, con un tale mix di emozioni, tutta la preparazione del viaggio è la partenza sono state piuttosto confusionali, e, come sempre avviene quando ci si sposta in un nuovo Paese, la confusione si è protratta per ancora qualche tempo.

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Forse è un po’ presto per scrivere un post, perché, se è vero che sono arrivata da un mese, con le vacanze di Natale ho avuto ancora poco tempo per ambientarmi: dopo poco più di due settimane sono tornata in Italia e ancora non avevo capito bene il mio lavoro! Mi è dispiaciuto interrompere il processo di adattamento dopo così poco tempo, e ora mi sembra di dover ricominciare tutto da capo, anche se, grazie alla pausa del periodo natalizio, ho avuto tempo per analizzare con calma il vortice di pensieri che mi frullava in testa. Devo ammettere, infatti, che l’inizio di questo SVE non è stato proprio semplice..ma partiamo dal principio. Lavoro per Phiren Amenca un’organizzazione di volontariato internazionale composta da persone rom e non, che si occupa di promuovere principi antirazzisti e antizigani attraverso metodi non formali. L’ambiente è davvero interessante, sono molto felice ed orgogliosa di far parte dell’organizzazione! Nel giro di poco tempo ho scoperto moltissime cose sulle minoranze rom, e mi sono davvero stupita della mia ignoranza: a Torino mi capitava di continuo di vedere persone rom, ma, nonostante la vicinanza, nonostante la loro permanenza in Europa da secoli, non mi sono mai informata sulla loro storia o sulla loro cultura. Qui ho avuto la possibilità di conoscere tutto ciò, e di questo non posso che esserne felice! Se poi le prime due settimane di lavoro sono state un po’ dispersive, ora, dopo il Natale, il lavoro in ufficio sembra essere più stimolante: sto conoscendo di più l’organizzazione ed il suo funzionamento e questo mi fa sentire meno spaesata. In più stiamo lavorando per organizzare una festa di Phiren Amenca, con l’obiettivo di diffondere la sua conoscenza in città, coinvolgendo anche altre diverse organizzazione per i diritti umani attive a Budapest, ed è davvero stimolante vedere tutto il team attivo nello scambio di idee e di proposte! Tuttavia, come accennavo, dal mio arrivo a Budapest ci sono state (e permangono) alcuni aspetti non proprio rosei. Il primo tra questi è la mia convivenza con gli altri due volontari. Vi assicuro che ho vissuto per sei anni fuori casa, in appartamenti con anche dieci persone per volta e non ho mai avuto problemi..qui invece ho fatto davvero fatica all’inizio! Per questo motivo i primi tempi del mio SVE sono stati piuttosto solitari e solo ora le cose iniziano ad andare un po’ meglio. Questa cosa mi pesa molto, ma al tempo stesso sono consapevole che la bellezza delle nuove esperienze all’estero, consiste nello scontrarsi con nuove situazioni a cui non si è assolutamente preparati e dalle quali si può imparare molto. Di conseguenza su questo aspetto resto positiva. Non credo di poter instaurare un rapporto amicale, ma spero di riuscire di impostare una convivenza pacifica. Il secondo aspetto riguarda la lingua, il mio inglese non è così buono come speravo e a volte mi capita di trovarmi in mezzo a discussioni di cui non capisco il senso! Ma anche questo migliorerà!

Per il momento sono quindi molto fiduciosa di questo progetto, che tra l’altro si realizza nella stupenda Budapest, di cui mi sono letteralmente innamorata! Nonostante il freddo (questo finesettimana ho visto per la prima volta i -18! Anche il Danubio è ghiacciato!!), la città palpita energia positiva, offrendo moltissime attività culturali, concerti e divertimenti! Non posso quindi che ritenermi fortunata!!

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A presto!!

Livia

CHRISTMAS IN DZICO

Sono Agnese, volontaria SVE a Bratislava.

Mi trovo qui da inizio Settembre e in questi mesi molte cose sono cambiate, il tempo è trascorso velocemente e siamo arrivati a Natale. Si respira aria di casa, perché presto tutti noi o quasi torneremo dalle nostre famiglie e dai nostri amici e tutti quanti noi volontari non vediamo l’ora di abbracciare i nostri cari.

Qui a Bratislava il Natale è una festività molto sentita: in parte per motivi religiosi e in parte per motivi di tradizione. Infatti la città si è vestita a tema con le luci e i mercatini che sono diventati oggi un’ attrazione per i turisti, ma non solo.

Non ho mai dato troppo importanza a questa festa, anzi l’ho sempre vissuta con l’ansia dei regali e delle domande tipiche dei parenti che si vedono una volta all’anno (“ ce l’hai il ragazzo?”).

Quest’anno invece ho cambiato atteggiamento.

Inizio con il provare a descrivervi l’aria che si respira quando si va in città ai mercatini. La prima cosa che mi ha stupito è che i mercatini sono sempre pieni, e sono sempre pieni di slovacchi ! Questo fatto mi ha sorpreso perché immaginavo che i mercatini di Natale fossero noiosi per loro che li vedono tutti gli anni. Forse in realtà la motivazione di ciò è dovuta all’immagine distorta che possiedo dei mercatini, in quanto in passato ho visitato solo quelli che organizzavano nella mia città che non hanno nulla a che fare con quelli di Bratislava.

Un’altra esperienza che ho fatto è stato partecipare a un concerto di Natale grazie all’invito della mia supervisore nella sua chiesa. È stata la mia prima volta: non conoscevo la maggior parte delle canzoni e non ne ho capito il testo in quanto erano in slovacco ovviamente, ma ho ugualmente apprezzato il coro e l’orchestra che si sono seriamente impegnati e trasmettevano l’idea del duro lavoro e mesi di esercitazioni.

Anche noi come volontari abbiamo affrontato il tema del Natale. Alcuni hanno iniziato a fare biscotti natalizi il primo di dicembre e non hanno ancora smesso! Altri si sono limitati a cercare regali per i parenti e amici all’ultimo momento. Le mie coinquiline ed io abbiamo deciso che ci meritavamo una cena di natale prima di partire per salutarci e farci gli auguri, o forse più semplicemente perché siamo golose e ogni scusa è buona per mangiare.

Abbiamo parlato per settimane di questa cena e per primo abbiamo ideato un menù: premetto che convivo con una ragazza italiana e una ragazza tedesca quindi nel menù di Natale non potevano non esserci le lasagne ( al pesto, perché una delle mie coinquiline è vegetariana), il tiramisù e delle fantastiche mele farcite con gelato miele e cannella. Abbiamo anche preparato delle crepes favolose, di cui sono molto fiera perché me ne sono occupata io e dovete sapere che per me cucinare significa preparare verdure bollite e riso in bianco. Infatti durante la preparazione si è notata la mia poca esperienza: sono entrata in panico per le lasagne in quanto sembrava che gli ingredienti non bastassero e ci tenevo veramente tanto al fatto che fossero perfette perche la mia coinquilina tedesca non le aveva mai assaggiate. E poi noi italiani non possiamo fallire sulle lasagne, agli occhi degli altri ci rappresentano tanto quanto la bandiera tricolore, quindi era una questione di orgoglio patriottico. Fortunatamente il forno ha fatto la sua parte e le lasagne erano ottime, la mia amica se le è spazzolate tutte!

È stato un bel momento ci tenevamo proprio a fare questa cena insieme, ma poi è arrivato l’amaro in bocca. Abbiamo realizzato che per noi sarebbe stata l’ultima cena di natale in questa casa, in Dzico, il nostro appartamento. Forse sarebbe stata proprio l’ultima cena di natale che potevamo organizzare nella nostra vita.  È stato un momento perfetto, nevicava anche.

Ad un certo punto ci siamo consolate, perché presto saremo a casa dalla nostra famiglia e dai nostri amici e ci sarà un perfetto pranzo di Natale, questa volta con le lasagne al ragù e cappelletti fatti in casa da mamma!

 

A voi lettori auguro buon Natale e di vivere al meglio questa festività!