I volontari della Diaconia Valdese all'estero

Un’Italiana in Ungheria

Sziasztok,
Sara vagyok e sono una volontaria all’University Congregation di Debrecen, una città universitaria vicino a Budapest!
Il primo mese in ungheria è stato CONFUSO? Ma bellissimo! Mille cose da fare, posti nuovi da scoprire, tantissime persone nuove da conoscere che arrivano dall’Europa e non! Uau! E poi c’è l’ungherese…. Questa lingua non la imparerò mai… È completamente diversa dall’italiano!!
La prima settimana sono stata a Budapest per il corso intensivo di ungherese dove sono riuscita ad imparare solo qualche parola base (ad esempio grazie si dice köszönöm, si igen e prego szivesen) e per conoscere gli altri miei compagni di avventura! Sono anche riuscita a visitare la città (SPETTACOLO!!) e ovviamente qualche pub (i cocktail costano solo 3 euro… Robe da pazzi!!! Ahahah)
La seconda settimana siamo andati tutti quanti in un paesino vicino al lago di Balaton per il seminario di benvenuto organizzato dall’ associazione ODE. Durante il seminario abbiamo fatto diverse attività (ci siamo addirittura sperimentati nell’arte della ceramica), giochi di gruppo, riflessioni… Ci siamo conosciuti meglio insomma. L’ultima sera abbiamo fatto un falò e abbiamo mangiato tutti insieme attorno al fuoco la zuppa ungherese! Dopo abbiamo cantato e ballato… Ci siamo divertiti ma è stato anche un po’ malinconico perché sapevamo che il giorno dopo il gruppo si sarebbe diviso! La maggior parte delle persone sarebbe ritornata a Budapest mentre un gruppetto composto da una ragazza polacca, una ragazza Ucraina e la sottoscritta sarebbe partito per Debrecen.

f1569681569295Io che cerco di creare un gufo con la ceramica

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Lago di Balaton

 

Le prime settimane sono state importanti per me e grazie all’ organizzazione ODE e agli altri volontari non cosi dure come pensavo. Non mi hanno mai fatto sentire sola e se c’è qualche problema so che qualcuno c’è! Questo post è eterno… La chiudo qui! Nel prossimo post vi parlerò meglio del mio lavoro e della mia vita qui a Debrecen!
Jo Napot
Sara

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in Belgio da 6 mesi

i primi mesi sono stati difficili ma ora che ho trovato il mio posto, posso dire di aver passato dei bei momenti sia insieme ai ragazzi con cui lavoro sia con gli altri volontari.

Con le bambine della comunità sono riuscita a fare un piccolo spettacolo teatrale con delle maschere fatte da loro.

E stato bellissimo vederle contente dopo aver  mostrato agli educatori lo spettacolo .

Loro mi hanno insegnato tante cose sulla vita …

Questo è un piccolo video che ho realizzato per dire che cosa è per me essere un volontario europeo.

Se ti piace vai su:  http://volunteer-awards.eyca.org/vote e vota “we are made by our little decisions… … LOVE!”

grazie : )

Emilia

 

Quando ho detto ai miei amici che il prossimo anno sarei stata in Germania, quasi tutti hanno storto il naso; perché andare in un altro stato, dove fa freddo, il caffè è acqua sporca e il cibo non è buono?

Effettivamente fa freddo e la caffettiera me la sono fatta mandare da casa, ma per fortuna seguono anche loro la dieta mediterranea e anche nel supermercato più piccolo, pasta, pesto e olio d’oliva si trovano.

Una delle cose che mi ha stupito di più è quanti tedeschi abbiano studiato italiano, chi al liceo, chi alla Volkshochschule e quanti siano interessati a conoscere la cultura italiana. In fondo, cosa che non sapevo, in Germania ci sono parecchie scuole d’arte e la creatività è molto incoraggiata; saper disegnare realisticamente è scontato e tutti sanno suonare uno strumento, leggere e capire uno spartito. La musica infatti ha un ruolo parecchio importante: guai ad ascoltare la musica ad alto volume dal pc o dal telefono, DEVI avere una cassa coi bassi bilanciati!

La cultura in generale è parecchio importante, che sia letteratura, filosofia o arte. Ci sono parecchi musei con entrata a prezzi stracciati, dove opere di ogni tipo sono infinite. Una domenica intera l’ho passata con alcuni amici nella vecchia pinacoteca di Monaco e in cinque ore non abbiamo avuto tempo di vedere tutto. Anche qua ad Ulm ci sono parecchi musei, ce n’è uno addirittura che parla del pane. Certo, il pane, il primo amore di ogni tedesco. Noi italiani pensiamo che qua si mangi solo Bretzel, ma ogni panetteria ha un tipo diverso di pane da quella dopo, ogni tedesco ha il suo panettiere di fiducia, dove compra il pane per cena e colazione, che si fanno rigorosamente con pane e formaggio a volontà; il culto del pane e formaggio va oltre ogni immaginazione. Amano anche il gelato che hanno combinato con la pasta, creando gli spaghetti di gelato, che credo sia diventato il mio nuovo piatto preferito.

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Sul piano sociale all’inizio non capivo bene: tutti sono puntuali, spontanei e rilassati. I social quasi non esistono, sono solo un mezzo. Non esiste il chiedere : “ma allora andiamo?”; se ne abbiamo parlato una volta una sera, ci andiamo. Mi è capitato, una sera con amici di fermarmi, con altre due ragazze, a parlare con un barista, che ci ha raccontato di essere buddhista e di quanto lo aiutasse a stare bene con se stesso, ci ha dato l’indirizzo e il giorno della “lezione” per chi non ne sa nulla. Inutile dire che la settimana dopo siamo andate al suo centro buddhista.

Uno stereotipo che è vero, invece, è la quantità di alcool che si beve: non tanto birra, quanto vino, ma quasi come se fosse acqua. Certe volte mi sembra quasi di essere in Francia, tra formaggi di ogni tipo e vino. Ovviamente vale tutto tranne alla Domenica: di domenica tutti si rilassano. Ciò vuol dire che è tutto chiuso e, anche in centro, non c’è nessuno per la strada. Ogni tanto sembra di essere in una di quelle scene dei film western, in cui si vede la palla di fieno che rotola per la strada.

Tranne nel periodo natalizio: da metà novembre in poi si va in chiesa e dopo ai mercatini natalizi, dove si trova di tutto, da mele coperte di cioccolato a wurstel di ogni genere, a qualunque oggetto immaginabile per addobbare ogni angolo della casa.

Sono però arrivata alla conclusione che come cultura, quella tedesca è molto aperta: ti puoi vestire come vuoi, fare quello che ti pare, basta che stai nei limiti della legge e lasci gli altri liberi di fare quello che vogliono. Se fai bene il tuo lavoro puoi anche avere i capelli blu, non è molto importante, come non sono importanti l’orientamento sessuale o la religione, l’importante è che tu sia responsabile e rispetti gli altri. Trovo questo modo di pensare liberatorio, come una ventata d’aria fresca e mi ci ritrovo pienamente. Per cui, alla fine la cultura tedesca può essere strana, ma di sicuro non è restrittiva o rigida.

Giulia Terzolo, Ulm

Primo mese

Sono qui a Budapest da quasi un mese. Ho passato questo mese a documentarmi sulla situazione dei Rom in Italia e a presentarla alla mia associazione hosting . Ho la possibilità di passare molto tempo da sola e questo è sicuramente un buon modo per esplorare la città e imparare a cavarserla da soli. Questo fine settimana, però, c’è stato il primo evento importante targato Phiren Amenca ( l’associazione per la quale sto svolgendo il mio Sve ) : un seminario regionale sui Rom .

Ovviamente, si è trattato di un pretesto per ricordare la giornata del 27 Gennaio e, in particolare, il genocidio dei Rom . Fondamentalmente, questo seminario ha visto ragazzi e ragazze americani / e impegnati /e in Ungheria e Serbia come volontari/e grazie alla Chiesa Luterana a formarsi sulla situazione dei Rom in Ungheria attraverso giochi , formazione e passeggiate per l’ottavo distretto ( il più multietnico di Budapest, e proprio per questo considerato il peggior distretto di Budapest) .

La formazione ha sicuramente dato la possibilità ai partecipanti di riflettere sul concetto di discriminazione e di scardinare i pregiudizi che ruotano intorno al ” diverso” . Personalmente, devo dire che mi sono sentita più una tutor che una partecipante ( di fatto sono stata questo per coloro che hanno passato questo weekend a Budapest; inoltre i partecipanti costituivano un gruppo unito da Settembre 2018, per tanto si parla sicuramente di un gruppo piuttosto solido) , ma va bene così, considerando che si tratta del primo incarico importante da quando sono qui . Non so come si evolverà il mio Sve nei prossimi mesi, ma vi aggiornerò . Voglio godermi ogni attimo di questo lavoro, soprattutto perchè so che potrà avere un peso rilevante per il futuro .

A presto.

Federica Carelli

Pazzo, primo mese

Ormai è un mese che sono in Germania, ad Ulm, ma il viaggio di andata non me lo dimenticherò mai: partì da Torino alle 21:30 del 12 ottobre con un pullman, per poi arrivare verso le 11 del giorno dopo nella mia nuova stanza. Non oso neanche immaginare quale sia stata la prima impressione di Arvo, il mio tutor quando mi è venuto a prendere alla stazione: dopo più di 13 ore di viaggio scendevo dal treno con uno zaino enorme, un valigione in una mano e un basso nell’altra. Ovviamente io mi ero messa i vestiti più pesanti addosso e qua c’erano una ventina di gradi, posso solo immaginare cosa hanno pensato tutte le persone in canotta e pantaloncini vedendomi passare con scarponcini e giacca imbottita.

Il primo giorno al Cafè Jam, dove lavoro, non sapevo proprio che pesci prendere: quel poco di tedesco che avevo provato ad imparare prima di partire non era abbastanza, soprattutto con la valanga di Schuler delle 13, una vera e propria orda di bambini e ragazzi affamati che arrivano tutti insieme. Interpretando dal tono di voce e dai gesti sono sopravvissuta, l’unica cosa che mi ha salvata è stata l’inglese, con cui riesc a farmi capire, comunque, un pisolino non me l’ha tolto nessuno; anche perché, dalle 18 alle 20:30 avevo il corso di tedesco.

Le prime due settimane sono state molto simili al primo giorno: tanta interpretazione, tanto sonno e tanti, tanti bambini.

La terza settimana è stata un misto di amicizie, culture, lingue, kicker e biliardo, in un monastero in mezzo alle montagne di Benediktbeuern. In una settimana ho conosciuto altri volontari con cui ho potuto condividere le mie emozioni e sensazioni, in uno spazio che sembrava lontano dal mondo reale, dove ho potuto riflettere sui miei obiettivi per questo progetto e per il mio futuro.Tornata a Ulm ho ricominciato la mia normale routine, piu motivata di prima.  

Cosi è passato un mese, velocemente e intensamente, pieno di nuove esperienze, emozioni e amicizie.

 

Giulia Terzolo – Ulm

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Ahoj kamoš! Mi chiamo Riccardo e al momento mi trovo ad essere un volontario EVS a Bratislava esattamente a 804,04 km da casa mia come suggerisce anche l’immagine di copertina, seppur non sia una distanza astronomica quando ti trovi a pensare dove sei e dove tutta la tua famiglia, amici ecc.. fa una certa reazione (per lo meno per me è così). Comunque inizio a raccontarvi un po’ di come me la passo qua tra pizze al sapore di aglio, lingue strane ma tante altre belle cose. Allora la mia avventura con questo paese ormai tocca i due mesi, seppur con una lingua che potrebbe definirsi complicata e strana per noi discendenti dai latini, dopo due mesetti inizi ad avere nel tuo vocabolario per lo meno “ciao, come stai?”(Ahoj, ako sa más’?) -“arrivederci” (Dovidenia!) e forse riesci a coniugare anche il verbo essere e probabilmente anche qualcos’altro se sei un minimo curioso… bhe che dire, parlando della mia esperienza con le lingue posso dire che è stato un bel muro da valicare, ebbene si ho iniziato l’avventura non avendo una gran capacità dell’inglese, ciò per il primo mesetto è stato frustrante perché non riuscivo ad esprimermi come persona. Adesso posso dire che me la cavo abbastanza per lo meno riesco ad avere delle conversazioni in inglese che si possono definire tali. A tal proposito devo dire grazie al mio gruppo di volontari, che mi sta aiutando, ad esempio con Clara la ragazza spagnola la quale ogni giorno cerca di ficcarmi nella testa nuovi vocaboli e mi passa letture in inglese, lo stesso vale per Thomas il mio compagno di camera o Daria, Natalie, Marine, Jana. Ho voluto parlavi del mio rapporto con le lingue perché è stato come buttarsi da un paracadute , anche se non ho idea di cosa si provi perché non mi sono mai lanciato, comunque , tornando a noi il mio discorso è rivolto a tutte le lingue adesso non sto a spoilerarvi tutto, lo capirete da voi quando vi troverete a rapporto con con 5,6,7 lingue e di conseguenza anche con le culture che ne fanno parte… Adesso, dopo aver finito di fare questo discorso sulle lingue che mi sono sentivo di fare, vi racconto un po di cosa ho fatto in questi due mesetti. Dunque, parto col dire dove lavoro, al momento partecipo a due progetti, uno all’interno di una scuola privata con bambini dell’asilo fino alle elementari. 

Questa è la mia classe, o meglio, quella in cui sono di supporto ad un’insegnante, la quale aiuto con la preparazione di materiali per le attività e. Nella prima foto eravamo a fare una breve gita in un parco sulle colline di Bratislava, nella seconda è un venerdì mattina  dove di solito siamo in piscina, o per meglio dire loro sono in piscina io mi prendo solamente gli schizzi dei loro tuffi, motoscafi… Sono un bel gruppetto di scalmanati ma nutro già grande affetto per loro.

Questo è quello che faccio ogni mattina dal mercoledì al venerdì, il pomeriggio invece, dal martedì al venerdì sono di supporto in quello che in Italia si definirebbe “dopo-scuola” ovvero dopo la pausa pranzo, chi rimane a scuola a il piacere di giocare con me a pallone, nascondino, gare di corsa… In realtà io sono colui che dovrebbe solamente supervisionare ma a volte mi concedo a qualche svago con i miei “compari”. IMG_20181023_133242_130

(ogni tanto abbiamo anche la fortuna di avere qualche nuovo membro, come Martin un esemplare di extatosoma tiaratum )

Il secondo progetto a cui ho preso parte è quello all’interno del centro Kaspian, situato nel quartiere di Petržalka. Quartiere che non gode di una grandissima fama. Ciò che faccio io il lunedì solitamente, non è stare all’interno della struttura ma è lo “skatepark”. Ovvero, il centro kaspian produce due tipi di attività il “Club” e lo “Skatepark”, il secondo quello che faccio io di solito si può definirlo come “street work”, in che cosa costituisce? Costituisce nel andare nei vari centri di aggregazione giovanile all’interno del quartiere (skatepark, market al coperto) di Petržalka e parlare con i “clients” che sarebbero poi i ragazzi che vengono al club o allo skatepark. (alcuni di loro hanno già problemi con la legge per cui ciò che con Claudia e Mišo si cerca di fare è invitarli al club o allo skatepark per distrarli da altri impegni, parlare con loro capire com’è la situazione in famiglia …)

Concludo dicendo che mi sto godendo questa esperienza piano piano, cercando di ottenere più cose possibili da essa, perché anche se sembra di stare qua da più tempo di due mesi allo stesso tempo so che volerà via ancora più velocemente.

Dovidenia!

Riccardo Peiretti – (Bratislava)

 

Buda o Pest?

 

Sziàsztok! Hogy vagy?  AIUTO! MA CHE LINGUA E’! mi sembra di essere capitata su Marte e che tutti parlino il marziano! Come farò per un anno a sopravvivere? La mia avventura in questo nuovo mondo è iniziata un mese fa, eppure a me sembra molto più tempo!

Mi chiamo Rachele e sono volontaria a Budapest, anche se in realtà il mio appartamento è a Buda (hihihihi). Vivo con due ragazze tedesche, una ragazza rumena che però parla ungherese e un ragazzo che arriva da Madrid, ma come sottolinea sempre, lui  è Colombiano e a Madrid ci vive Solo. Insomma un minestrone di culture e mentalità diverse che vive sotto lo stesso tetto.

Devo dire che la sistemazione è ottima, un appartamentino molto carino e spazioso appena sotto il Bastione dei Pescatori e a due passi dal Palazzo Reale, e le persone che lavorano all’intero dell’associazione che ci  ha accolto e che ci seguirà sono veramente molto disponibili e gentili e ci trattano con i guanti di velluto. Insomma  sono davvero molto soddisfatta e contenta di quello che ho trovato e delle persone che ho incontrato.

Le prime due settimane eravamo un gruppo molto numeroso, e dopo una settimana di lezione di Ungherese, siamo tutti partiti per andare al Lago Balaton dove si è tenuto il primo seminario organizzato da ODE, durante il quale ho conosciuto altri volontari provenienti dall’Ucraina e dalla Romania.  Il seminario è stato molto interessante, sia dal punto formativo che dal unto relazionale anche se purtroppo alla fine di esso il gruppo si è separato poiché non tutti i volontari lavorano a Budapest.

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(Questo è il falò dell’ultima sera a Monozlo, location che ci ha accolto.)

E ora dopo la parte di divertimento e spensieratezza è giunto il momento di preparare l’entrata in scena nel mio luogo di lavoro… SAREPTA.  La struttura è composta da diverse case che ospitano persone anziane e persone con disabilità più o meno gravi. La mia partner in crime è Alizeé una ragazza che arriva da Lione.  I giorni  con queste persone più imperfette delle altre sono sempre una sorpresa, perché anche se non ti conoscono loro vengono da te e ti abbracciano, ti parlano, ti vogliono bene anche solo perché li saluti e gli ascolti o gli dai la mano. Penso che loro, più di altre persone, capiscano cosa c’è dentro il cuore della persona che si trovano davanti e che per questo sappiano apprezzarti da subito, ma soprattutto una  cosa che apprezzano molto sono i capelli lunghi ahaha, sono letteralmente attratti dai capelli lunghi, e devo dire che alcuni di loro sanno fare delle ottime acconciature.DSC_0094

Nella struttura più vecchia ci sono le persone con disabilità più gravi e con le quali le attività sono molto ripetitive. La mattina li accompagniamo  nella chiesa che è presente all’interno della struttura, poi li facciamo camminare, perché molti di loro stanno fermi la maggior parte del giorno e infine diamo da mangiare a quelle persone che purtroppo non possono farlo da sole. Quest’ultima è la parte meno bella e devo ammettere che la prima volta è abbastanza destabilizzante, ma le persone che ci seguono sul posto di lavoro sono totalmente disponibili e se qualcosa non riusciamo proprio a farla perché ci disgusta o non la sentiamo adatta a noi, loro sono apertissime ad ascoltarci e ci capiscono, non siamo obbligate a fare nulla e se qualcosa non va abbiamo il diritto, se non il dovere di dirlo, ma questa cosa è la prima cosa che ti dicono anche loro.

Nella seconda struttura ci sono invece le persone che hanno disabilità meno gravi e con le quali si possono fare molte più attività dinamiche e divertenti. Per esempio la scorsa settimana siamo andati in gita in un parco naturale vicino a Szantandreé ed è stata una giornata molto impegnativa e faticosa, ma alla fine della quale ero davvero felice, perché soddisfatta di quello che avevamo fatto e del pomeriggio passato insieme a queste persone così divertenti e perfette nella loro imperfezione.

 

Chiudo alcune foto della gita e con il mitico duo delle gemelle Kotta e Panna

A presto

Rachele